Chiesa Madonna del Carmine

La chiesa del Carmine fu fondata nel 1601 da Giambattista Vollaro e Scipione Cretella, divenendo anche la sede di una Congrega. Si presenta a navata unica con volta a botte lunettata e due cappelle su ogni lato. La facciata è alquanto semplice a capanna con campanile di forma quadrata a due registri e in cima decori a gocce rovesciate. Le pareti all’interno sono affrescate con motivi a grottesche sul registro superiore e angeli sono presenti sulla volta. La parete dell’altare maggiore reca invece un affresco con la Vergine e il Bambino che dona una veste di color marrone ad un Santo francescano o secondo le fonti agiografiche probabilmente un Carmelitano. Un affresco presente sull’altare in marmo, raffigura il busto di una Madonna con il Bambino, abbellita da corona e collana d’argento in rilievo. La prima cappella laterale destra è occupata da una tela di San Bartolomeo o di un San Carlo Borromeo. Una balaustra marmorea con coro ligneo occupa tutta la zona presbiteriale, sull’ingresso invece un antico organo con balconcino ligneo fu donato da una famiglia atranese alla chiesetta. Il pavimento conserva la lapide in marmo di uno dei Priori della Congrega. Ma la peculiarità della Chiesa del Carmine è data dal fatto che in essa si conserva uno stupendo presepe ottocentesco, i cui pastori sono da considerarsi tutti personaggi atranesi realmente esistiti, ognuno con il proprio nome (Catolla ed On Filippetto) e le proprie peculiarità stilistiche, anche se alcuni sono stati purtroppo trafugati. C’è da dire che la stessa conformazione urbanistica di Atrani ricorda un magnifico presepe, con le sue luci e le piccole case sparse sulla montagna. Le statuine poi sono state collocate in base alle dimensioni e al censo, infatti probabilmente erano gli stessi cittadini a richiedere e pagare i personaggi, ma i popolani e i nullatenenti avevano ugualmente uno spazio riservato a loro. Molto probabilmente l’artista che realizzò i personaggi fu Vincenzo Amodio (denominato “Vicienze e Catarina” in dialetto) intorno al 1850, che realizzò anche parte della decorazione pittorica. Alcune discordanze e punti interrogativi si pongono circa l’autenticità, la veridicità dei fatti e l’identità dei personaggi rappresentati sotto forma di statuine. Di sicuro il presepe è da considerarsi semplicemente un simbolo di devozione popolare, artisticamente degno di nota, senza particolari chiavi di lettura.